Autonomy dial: decidere quando l'AI propone e quando pubblica

L'autonomy dial di Inkstack è un selettore per rubrica: tre posizioni — solo-proposta, bozza o auto-pubblica — decise dal direttore in base al rischio della rubrica.

In breve: l’autonomy dial di Inkstack è un selettore per rubrica: tre posizioni — solo-proposta, bozza o auto-pubblica — decise dal direttore sul rischio della rubrica. Cronaca giudiziaria e meteo locale si trattano in modo diverso. Auto-pubblica esiste solo per il basso rischio, sempre etichettato e a registro: la decisione finale passa dalla coda del direttore.

A un certo punto, la conversazione in redazione prende una di due pieghe. La prima: “noi l’AI non la facciamo lavorare da sola, mai — la revisione umana su tutto, sempre, senza eccezioni”. La seconda: “se non pubblichiamo in automatico, perdiamo il vantaggio di averla introdotta”. Sono due posizioni opposte, e ragionano come se il controllo fosse un interruttore. Acceso o spento. Tutto o niente.

In redazione il controllo ha una grammatica diversa: lavora per rubrica.

Un selettore, non un interruttore

L’autonomy dial di Inkstack è un selettore, e come ogni selettore ha più di due posizioni. Sono tre, e si decidono rubrica per rubrica.

Solo-proposta. L’AI formula una proposta, una traccia, un’angolazione: la redazione vede l’idea, non un testo già pronto — la formula che torna utile per le rubriche dove la notizia va costruita, non ripresa, come l’inchiesta, il commento, il pezzo di approfondimento che nasce da una fonte che la macchina non può leggere da sola.

Bozza. L’AI scrive una bozza, la bozza entra in coda del direttore, il direttore legge, modifica, approva, scarta. È la posizione standard per la cronaca locale, lo sport dilettantistico, le rubriche di servizio — pezzi dove la notizia c’è, e va solo raccontata come la racconterebbe la testata.

Auto-pubblica. L’AI pubblica direttamente su WordPress, con l’etichetta AI prevista, e il pezzo finisce a registro. È la posizione riservata alle rubriche a basso rischio — il meteo locale, gli orari dei mezzi, le variazioni di un calendario civico. Roba dove un errore costa una smentita, non una querela.

Perché per rubrica, non per testata

C’è una tentazione comprensibile: settare l’autonomy dial una volta sola, a livello di testata, e non pensarci più. Peccato che il rischio di un pezzo sia della singola rubrica, non della testata nel suo insieme. Una “Gazzetta del Centro” che fa cronaca giudiziaria, sport e meteo ha profili di rischio diversissimi, e ognuno chiede un trattamento diverso.

La cronaca giudiziaria entra sempre in coda, con la revisione del direttore — e l’autonomy dial lo dice chiaramente. Lo sport dilettantistico entra come bozza, e in molti casi la bozza basta. Il meteo, se è un meteo fatto di numeri e orari, può uscire da solo: se piove alle tre, piove alle tre, e non serve chiamare il direttore per dirglielo.

Spostare l’autonomy dial a livello di rubrica significa poter dire, con cognizione: su questa rubrica l’AI propone, su quest’altra l’AI scrive e noi rileggiamo, su quest’altra l’AI pubblica e noi controlliamo a registro. La scelta è editoriale, e riguarda quanto una singola rubrica può permettersi di sbagliare.

Auto-pubblica, senza abdicare al controllo

Vale la pena dirlo con chiarezza, perché è il punto dove la diffidenza è legittima. Un pezzo in auto-pubblica esce con l’etichetta AI prevista dal sistema — umano, assistito, o generato — e finisce nell’audit trail editoriale come tutti gli altri: chi ha generato, con quale intervento, con quale esito.

In pratica: se domani un lettore chiede “chi ha scritto questo?”, la risposta è già dentro il sistema, recuperabile in un minuto. Se un pezzo auto-pubblicato si rivela sbagliato, l’errore porta un nome: si lascia rintracciare, si corregge, e — se la testata lo decide — si blocca retroattivamente per le rubriche in cui il selettore era troppo aperto.

L’auto-pubblica esiste perché alcune rubriche sono davvero a basso rischio, e perché la direzione vuole poter dire, con i fatti, di aver separato il grano dal loglio: qui la macchina scrive da sola, qui no, e le ragioni stanno nel selettore e non nell’estemporaneità di una mattina.

Chi decide, e quando si stringe

L’autonomy dial si rivede di continuo — si stringe o si allarga ogni volta che la testata cambia, che una rubrica si trasforma, che un episodio lo richiede. A deciderla è l’editore, sentito il direttore.

Un direttore che vede due errori di fila su una rubrica in auto-pubblica stringe il selettore su quella rubrica, e la rubrica torna in bozza. Un editore che lancia una nuova rubrica parte di default in solo-proposta, e allarga solo quando vede che la macchina ha capito la linea editoriale. Un direttore che riapre un’inchiesta delicata può stringere per tutta la durata dell’inchiesta, e riaprire dopo.

In materia di autonomia dell’AI, si va sempre verso il controllo umano, mai il contrario. Il selettore si stringe, sempre, quando la testata lo decide.

L’autonomia non si concede all’AI. Si assegna alla rubrica.

Cosa cambia, in redazione

Con il selettore per rubrica, il controllo si distribuisce dove serve: il direttore resta il filtro principale, e si concentra su ciò che conta. L’AI fa il resto, in silenzio, con la sua etichetta, dentro il registro.

Il beneficio è duplice. Da un lato, il tempo del direttore va dove serve: sulle decisioni che richiedono giudizio, non sulla routine. Dall’altro, le rubriche a basso rischio smettono di pesare sulla giornata: escono, si etichettano, si registrano, e la redazione passa ad altro. Le proposte che arrivano dalle fonti entrano nel sistema alla velocità giusta per ciascuna rubrica — e ogni rubrica decide, con il suo selettore, quanto far fare alla macchina.

È un modo di applicare la responsabilità editoriale non solo ai pezzi, ma alle decisioni su quanto far fare all’AI — rubrica per rubrica, decisione per decisione. L’autonomy dial è progettato per la conformità ODG 2025 e AI Act: rende esercitabile la responsabilità del direttore, senza chiedergli di essere l’unico filtro su tutto.